BUK – Fiera del Libro di Modena 29-30 marzo 2008

Su False Percezioni ho trovato la segnalazione riguardante la Fiera del Libro di Modena.

Interessante occasione per chi si trova in zona. Andate, curiosate e soprattutto comprate tanti buoni libri.

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4 responses to “BUK – Fiera del Libro di Modena 29-30 marzo 2008”

  1. matteo says :

    Cavolo, bella segnalazione! Pensa che io abito vicino a Mantova, e per giunta domenica non ho nulla di meglio da fare. Anzi, dovevo andare a sciare per l’ultima volta (quest’anno) ma mia moglie non vuole sporcare di nuovo i panni, sigh.
    Prenderò su armi e bagagli (cioè figliolanza varia) e andrò a vedermi questa fiera. Sai mica dove la fanno?
    Ciao

  2. perseghin says :

    Bravo Matteo. Poi voglio il resoconto 😉

  3. matteo says :

    Eccomi, di ritorno da Book di Modena. Bella la location, enorme l’impatto di numerose case editrici. Considera che mancavano le medie-grandi e le piccole copisterie e tipografie che si adattano anche a stampare libri. Ho visto tutto ma chiesto nulla e soltanto sbirciato perchè le mie figlie si sono ben presto stancate di tutti quei noiosi banchetti ricolmi di libri (per fortuna c’era un enorme divano rosso su cui si sono adagiate). Direi che c’è un oceanico “mare magnun” di autori emergenti e sconosciuti, più o meno giovani, che vengono pubblicati dalle case minori. Il problema è sempre uno: la distribuzione. Si rischia nella maggior parte dei casi che ti tocchi venderti il libro e farti promozione di libreria in libreria o di città in città. Insomma pubblicare si, ma poi? Case editrici a me note, poche. Tra queste ti segnalo Moby Dick, Dario Flaccovio Editore, Alet edizioni e Iperborea (quest’ultima pubblica solamente autori scandinavi o giù di lì, lo conosco bene perchè sono un appassionato di Aarto Paasilinna).
    In sostanza direi che le piccole case, per sopravvivere, si sono specializzate. Chi in saggistica, chi in traduzioni di autori stranieri (appunto, vedi sopra!), chi in filosofia e altri ancora in opere per bambini e adolescenti. Insomma diversificare per stare a galla. Poi ci sono, in effetti, anche editori che pubblicano scrittori sconosciuti, magari imbrattacarte come ti sei definita tu e come posso essere tranquillamente io. In conclusione mi sono chiesto: ma vale veramente la pena sforzarsi e chiedere una pubblicazione (sempre che non sia a pagamento, intendiamoci) a queste piccole isolette, sapendo che comunque non troverai mai spazio sul vero mercato editoriale? In pratica far uscire un libro deve essere una soddisfazione personale o deve veramente interessare anche i lettori? Perchè se si crede nella seconda ipotesi, allora conviene tentare con chi ha possibilità di accesso alla distribuzione nazionale: o si scrive qualcosa di innovativo e si riesce a farsi pubblicare da una grossa casa, altrimenti ci vogliono doti particolari che non saprei ben definire (spinte, soldi, conoscenze, raccomandazioni). Io non ho preso nemmeno un indirizzo, per una eventuale spedizione di un mio manoscritto. Avevo poco tempo, la famiglia che mi faceva premura, e poi non so davvero se sia una cosa centrata, se veramente sia questo il mio scopo visto che lo faccio come hobbie e non come lavoro. Magari lo faccio l’anno prossimo.
    E’ tutto.
    Ciao

  4. perseghin says :

    Beh, devo dire che sei stato di parola, Matteo. Grazie per questa carellata sulla fiera che trovo moto interessante. Le case editrici che segnalavi le avevo già sentite anche io.
    In sostanza direi che le piccole case, per sopravvivere, si sono specializzate.
    Ho avuto anche io questa impressione quando sono stata alla fiera di Roma, Più Libri più Liberi. Però non so se sia veramente la strada giusta. Io temo che offrire solo un certo tipo di prodotto sia un po’ ghettizzante. Finisci per offrire una cosa di nicchia ed è ancora più duro farsi conoscere. È un mio pensiero, eh?
    ma vale veramente la pena sforzarsi e chiedere una pubblicazione (sempre che non sia a pagamento, intendiamoci) a queste piccole isolette, sapendo che comunque non troverai mai spazio sul vero mercato editoriale? In pratica far uscire un libro deve essere una soddisfazione personale o deve veramente interessare anche i lettori?
    Secondo me, il piccolo editore, diventa un mezzo per raggiungere lo scopo. Cioè: rimanendo esordiente la grossa casa editrice non ti degnerà mai di uno sguardo. Mente, se nel curriculum puoi mettere le due paroline magiche “ho pubblicato” forse qualche speranza di essere preso in considerazione (dando per scontato che offri una cosa di qualità) ce l’hai. Quindi, ben venga il piccolo che ti pubblica se può servire ad arrivare poi al grande.
    Che dici, mi sto illudendo?
    Ciao

    P.S.: Alla fine ho partecipato anche io all’antologia ^__^

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