Archive | maggio 2008

Intervista a Fabio Geda

Inauguro oggi l’angolo delle interviste a scrittori e poeti italiani. Il primo ad avere accettato il mio invito è Fabio Geda, autore di “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani“.

Ciao Fabio, grazie di avere accettato il mio invito. Dato che il Blog si chiama “Dalle prime battute” ci dici a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Vediamo. Se intendi quando ho cominciato a scrivere ricordo di aver scritto la prima volta qualcosa di compiuto intorno ai quattordici anni: un raccontino per il giornale della scuola – se non sbaglio parlava di un bambino che ha un ospite inatteso e sgradito nascosto nel suo armadio, credo fosse il mio “periodo Stephen King” quello. Se, invece, stai pensando alla pubblicazione, be’, il mio primo romanzo “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” è stato pubblicato ad aprile del 2007, edito dalla Instar, una splendida casa editrice torinese. Prima non avevo mai pubblicato nulla, nemmeno racconti su qualche rivista letteraria, o on-line.

Sei laureato in scienze della comunicazione indirizzo marketing e lavori come educatore per i servizi sociali del Comune di Torino. Come riesci a dividerti tra lavoro e scrittura?

Anche qui, due possibili risposte. Dal punto di vista del tempo la questione è semplice: come educatore lavoro soprattutto il pomeriggio, e la sera. Alla scrittura, quindi, dedico il mattino. Ma l’atto in sé e per sé dello scrivere, del battere le dita sui tasti, è solo la punta dell’iceberg. L’enorme massa di ghiaccio sommerso è fatta di riflessioni, contaminazioni, osservazione del mondo, chiacchiere con la gente, e tutto questo non si divide dal mio lavoro, anzi, si integra perfettamente.

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Cormac McCarthy – La Strada

La terra ormai è ridotta ad un cumulo di rovine incenerite. Il paesaggio è spettrale. Ogni cosa ha assunto il colore grigio della cenere. Anche la neve, che cade d’inverno e ricopre le macerie, non è più bianca ma grigia. Gli alberi bruciati come oscuri totem si ostinano a rimanere in piedi a dispetto della vita che ormai li ha abbandonati: ma ogni tanto il silenzio viene rotto dallo schianto di uno di questi che cade a terra.
È in un’America ormai fantasma che si muovono un padre e un figlio. Non sappiamo i loro nomi, chissà se anche loro li hanno dimenticati! Sporchi, infreddoliti, affamati, sospettosi verso quei pochi esseri umani che come loro vagano come bestie affamate, attraversano l’America per raggiungere il mare, mera speranza che almeno l’acqua possa serbare ancora un po’ di vita.
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Danilo Arona – Santanta


“Già, può succedere di tutto, quando soffia il Santa Ana su Los Angeles e dintorni. […] L’umore cambia. La pelle del corpo si tende come un elastico e le vecchie cicatrici ritornano a dolere. E gli omicidi aumentano, ogni stagione sempre di più.”

Vorrei iniziare da questo brano, che mi dà l’occasione di parlare del protagonista principale di “Santanta“, ultima fatica letteraria di Danilo Arona.

Il Santa Ana, ribattezzato dagli indiani del Mojave Santanta, arriva dal nord-est, si carica sulle spalle tutto il calore accumulato nel deserto del Nevada, poi trova il suo canalone che lo guida verso la California del Sud, rotolando tra passi montani e colline, seccando ogni cosa al suo passaggio e, nell’ultimo tratto, forse per fare prima, imbocca direttamente la Route 66, dove sfreccia inseguito da minacciose nuvole di sabbia.
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MilanoNera va in Taxi

Questa notte, chi deciderà di servirsi del servizio taxi a Milano, proverà un’esperienza dai toni gialli: i passeggeri, infatti, troveranno sul sedile posteriore di ogni taxi una copia di MilanoNera, la prima rivista gratuita interamente dedicata alla letteratura gialla e noir, diretta dal giornalista e scrittore Paolo Roversi.
La rivista sarà distribuita in tutte le librerie italiane dalla fine di questa settimana, e solo per una questa notte anche sui taxi milanesi.

Ricordando Enzo Tortora

A vent’anni dalla scomparsa dell’indimenticabile Enzo Tortora, ancora si continua a parlare della sua travagliata ed assurda vicenda giudiziaria.

C’è chi, dopo tanti anni, lo ricorda così:
«Non vi fu giustizia, né corretta informazione, in quell’occasione. Ci volle la voce solitaria e incredula di Enzo Biagi, che, a poche settimane dall’arresto di Tortora, scrisse un articolo sulla prima pagina di Repubblica – lo ricordo come fosse ieri – dall’eloquente titolo: “E se Tortora fosse innocente?”»
Qui potete trovare il testo completo.

The Hunting Party

Questa sera non parlo di scrittura, nè di libri, ma vi racconto un Film che ho visto oggi.
The Hunting Party” si apre con un’importante premessa: “Solo i particolari più assurdi di questa storia sono veri”. Lo spunto dal quale prende vita la storia è un articolo pubblicato sulla rivista Esquire da Scott Anderson, dal titolo “What I Did on My Summer Vacation”. Nella realtà i giornalisti erano cinque ma nel film ne ritroviamo solo tre. Semplici reporter della guerra Serbo-Bosniaca? No, molto di più.

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Il congiuntivo?

Sulla prima pagina di Repubblica di oggi c’è un’articolo che parla di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano che corre grazie a due protesi artificiali. Sì, direte voi, conosciamo la storia travagliata di Oscar, ma cosa c’entra con il congiuntivo?

L’articolo in prima pagina, ribadisco la collocazione, a firma Emanuela Audisio così recita:
“Non ci sono prove evidenti che le protesi artificiali, usate anche da altri, gli danno vantaggi.”

Non aggiungo altro.