Intervista a Danilo Arona

Secondo appuntamento con le interviste di D.P.B.. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Danilo Arona, reduce dai successi del suo ultimo romanzo “Santanta” e dalla recente uscita, il 2 giugno, del Segretissimo MondadoriLa croce sulle labbra“.

Ciao Danilo, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”: a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Al 1973. Collaboravo, battendo a macchina su una Olivetti Lettera 22, a una Fanzine che si stampava a Preganziol in provincia di Treviso, diretta da un amico indomito di nome Piero Giorgi. Il giornale si chiamava “Kronos” ed era un trimestrale di Fantascienza, che per l’epoca si presentava ricco e assai ben curato (per quel che ricordo, non ci ho mai trovato un refuso…). Io là sopra ci scrivevo di cinema, ma a Giorgi mi proposi anche come scrittore di short story, già allora prettamente horror: “Il pozzo”, “Quando sussurrano le ombre”, “Il giorno dei cristalli”, “Le macchie sul muro“… Non stupirtene, ma è tutta roba che non escludo di andare a riprendere e riscrivere. Perché in quei racconti (ma “Le macchie sul muro” è un vero e proprio romanzo pubblicato a puntate che parlava di un blob lovecraftiano che invadeva la Gran Bretagna…) ci sono ancora oggi spunti e idee fenomenali, non tanto perché di mia pertinenza, ma perché scaturivano dall’entusiasmo di un ventitreenne senza freni né malizie. Quando si dice “peccati di gioventù”, quasi sempre non si è del tutto sinceri… In quei “peccati” spesso, se cerchi bene, ci trovi il meglio di una persona. O di uno scrittore.

Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Segui anche tu un metodo particolare?

Stephen King, di mestiere, fa lo scrittore. Io no. Scrivo quando posso e quando ho voglia. Ma negli ultimi tempi mi tocca pure scrivere “controvoglia”, perché gli impegni sono aumentati. Per carità, non mi lamento… Ma per vivere – quel che si dice la pagnotta – lavoro, come tanti, dieci ore al giorno. Questo esclude un “metodo”, una disciplina… Per fortuna sono molto rapido, soprattutto quando la mente mi si accende intorno a un’idea nuova e che ritengo degna di sviluppo. Il personal mi segue sempre, quindi, sul lavoro e a casa. Ed è questa, forse, l’unica particolarità che posso menzionare.

Che cosa significa per te scrivere?

Restare vivo. E’ un po’ come suonare. In un film di Tornatore, “La leggenda del pianista sull’oceano“, il protagonista dice: “Suoniamo perché l’oceano è grande e fa paura“. E’ una frase che sposo. Anche perché questo mondo stravolto fa sempre più paura.

Sono convinta che la lettura sia importantissima, soprattutto per chi vuole tentare la strada della scrittura. Qual è la tua opinione al riguardo?

La lettura è fondamentale. E’ la base. Chi scrive, per mestiere o per amore, dovrebbe leggere il più possibile. Io lo faccio di notte, rubando cospicuo tempo alle ore di sonno. Al mattino sto rintronato e spesso saluto qualcuno, dicendogli “Buona sera”. Ma è tempo ben speso. Probabilmente il miglior investimento culturale che si possa fare per noi stessi oggi in questa nazione dove purtroppo si legge ancora troppo poco.

Quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?

Guarda, in tutta sincerità non lo so. Perché esistono le influenze di cui l’autore non si rende conto. E di quelle, per definizione, non sono consapevole. Poi ci sono gli omaggi e le citazioni, che restano operazioni “a tavolino” e che fanno parte della poetica dei generi. Su queste, nel corso degli anni, ho magari largheggiato, chi lo sa… Ma trattasi sempre di “tributi” ben visibili, non criptici e leali. I primi nomi che mi vengono in mente: King e Altieri sul versante letterario, ma io “pesco” soprattutto dal cinema. Con intenzione e inconsciamente. Credo che un lettore attento nei miei libri ci trovi tanto Sergio Leone quanto David Cronenberg, sia Carpenter che Lynch. Due o tre anni fa ho tentato di scrivere un romanzo col metodo lynchiano delle stanze-immagini comunicanti, lontano dalla preoccupazione della “trama” classicamente intesa. Piazzarlo non è stato facile perché non è un lavoro “facile”… Ma sia detto in buona pace, soprattutto mia: io non amo affatto i lavori facili, ruffiani, “telefonati”, dove a pagina 3 già capisci dove para l’autore. Amo, soprattutto quando sono io l’autore, la sperimentazione. Non mi stancherò mai di ripetere quanto mi disse Gianfranco Manfredi durante un’intervista su “Magia rossa” a proposito dell’horror. Lo riporto testuale: l’horror è un contro-genere, è contro tutti i generi, dunque persino contro se stesso. E’ rivolta contro le regole, sia di contenuto che di stile che di struttura narrativa. L’horror deve rivoluzionarsi sempre e non può permettersi di essere prevedibile. E’ quasi un manifesto, per me.

C’è chi si rivolge al Pod, chi invece cede alle lusinghe degli editori a pagamento. Cosa pensi di questi due metodi offerti oggi dal mercato a chi aspira alla pubblicazione?

Gli editori a pagamento non servono a nulla. Sul Pod non ho esperienza diretta, ma conosco gente che ci lavora, dichiarandosene soddisfatta. E, sotto il profilo della qualità editoriale, possiedo nella mia biblioteca diversi testi “print on demand” assolutamente impeccabili. Sono però all’oscuro dei numeri reali nel settore. A un autore, soprattutto agli inizi, cento copie vendute servono poco… Sai, il problema oggi non è la stamperia quanto lo sforzarsi di capire quel che c’è da fare, da dire e da inventarsi per vendere un libro. Quello italiano è un mercato talmente saturo e demenziale che il tempo reale di “esposizione” di una novità in libreria è inferiore alle tre settimane. Così almeno mi si racconta da parte di più addetti ai lavori. È un’assurdità… Io poi che sono un autore che il mercato sembra scoprire e “riscoprire” con i suoi tempi reali (che non sono quelli di un consumismo sfrenato e stagionale che poco ci azzecca coi libri a mio parere…) proprio non intendo starci dentro a questa logica.
Ti faccio un esempio: nel 2003 ho pubblicato con TropeaL’ombra del dio alato“, il mio saggio fanta-horror dedicato al demone Pazuzu… Ho appena ricevuto i rendiconti del 2007. E’ un libro che si vende da oltre quattro anni. Dopo l’ovvio sprint iniziale, d’accordo, ma chi continua a esporlo, lo vende e lo riordina. Accidenti, come si può chiedere a uno scrittore che sgobba per mesi di vedersi “bruciare” la sua fatica nel giro di tre settimane? Ventun giorni durante i quali magari escono Faletti, Dan Brown e King e nessuno, per forza, ti caga, perché poi alla fine i soldi sono sempre quelli e gli articoli statisticamente tagliati dalle spese italiche degli ultimi tempi sono stati nell’ordine il pane e il libro?… Chiedo scusa. Forse sono uscito dal seminato della tua domanda. Ma coloro che aspirano alla prima pubblicazione non devono mai dimenticare che lo scopo non è quello di “pubblicare” o di vedere il proprio nome nella vetrina di un libraio amico. Lo scopo è di vendere. E allora ognuno deve fare la propria parte: lo scrittore esordiente deve convincermi, lui saprà come, ad acquistare la sua opera d’esordio.

Oggi il web è considerato uno strumento molto importante. La maggior parte di coloro che aspirano a scrivere aprono un sito o un blog da utilizzare come vetrina personale, come mezzo per far conoscere il proprio lavoro. Cosa pensi di questa tendenza?

Ne penso bene. Il web ti aiuta a vendere, in direzione di quel percorso cui ho appena accennato. Ti fa conoscere gente. Amici, fan, consimili. Persone che ti leggono perché si riconoscono in quel che proponi. Blog e Myspace hanno solo una controindicazione: ti richiedono un sacco di tempo. Io personalmente ne ho veramente poco. E sto sempre in affanno sulla promozione via web. Vedremo…

Hai da poco pubblicato con Perdisa Pop “Santanta“, libro del quale questo blog si è già occupato facendone la recensione. Al di la del titolo mi sembra molto interessante la questione dell’inquinamento del Mohave e della lotta degli indiani della comunità ai confini del Mojave National Preserve per evitare che la loro terra diventi un deposito per scorie di uranio impoverito e amianto. Nella mia recensione l’ho definito un atto d’accusa. Ho esagerato? Ciò che racconti è vero non è finzione.

Ti ringrazio di questa domanda. Perché devo dire che, al di là delle parecchie soddisfazioni che mi sta dando “Santanta“, quasi nessuno si è soffermato sull’aspetto politico della storia. Per carità, sarà pure colpa mia che a furia di scrivere horror, sono diventato meno credibile su certi temi… E allora a tutti dico che l’unico elemento inventato è il mega-poltergeist dentro il vento e le conseguenti tragedie dello Shuttle e della strage di Wasteland. Tutto il resto è documentabile e documentato. E’ vero il progetto del Pentagono dell’Aircraft Park. E’ vero che l’industria multimiliardaria dei rifiuti in California usa il Mojave come territorio di stoccaggio per rifiuti tossici (la Campania non è lontana…). E’ vero che l’amianto viene interrato illegalmente nel deserto laddove ci stanno i pellerossa (che intanto non patiscono) e che il Santa Ana, quando spira sulla costa, deposita fibre di amianto (succede anche in Piemonte con il Föhn…). Veri, al punto da essere divenuti elementi giuridici, sono tutti gli effetti sull’organismo umano provocati dal Santa Ana da ottobre a marzo. Veri sono tutti gli incendi descritti nel libro, molti dei quali dolosi (e ancora una volta l’Italia non è lontana…), desunti direttamente dalle cronache di Mike Davis, il più “apocalittico” dei cronisti su quella mostruosa città-panico che si chiama Los Angeles. Che altro posso aggiungere? Reputo un grande onore che si definisca “Santanta” un atto di accusa… Personalmente ritengo che oggi l’horror sia un “genere” in grado di denunciare in concreto lo sfacelo del pianeta. Sfacelo tutt’altro che naturale, giova ricordarlo.

A cosa stai lavorando ora?

A due romanzi che devo consegnare entro l’anno. Uno è un Segretissimo, scritto ancora una volta in coppia con il mio amico medico Edoardo Rosati, che al momento s’intitola “Finis Terrae 2 – Croatoan“, dove convergono i personaggi del primo “Finis Terrae” e del Segretissimo n° 1540La croce sulle labbra“, in edicola proprio in questi giorni. Un orripilante complotto biogenetico che ridurrà l’umanità ai minimi termini… Non posso dire altro, se non che Edoardo su queste schifezze non ha rivali al mondo. L’altro è un horror: lungo, complesso e per la prima volta in vita mia in parte autobiografico. Dove mi metto a nudo e nel progetto del quale ho coinvolto altre cinque, sei persone, che non vedevo più dal… 1962. Al momento concedi di non sbottonarmi. Perché, in preda all’entusiasmo, potrei lasciarmi andare a promesse che magari non riesco a mantenere. Se non uscirà nel 2009, sarà solo colpa mia. La materia narrativa è tanta. E troppo coinvolgente sul piano personale.

Per concludere, quali consigli daresti a chi ambisce diventare scrittore?

Non so mica se io posso essere considerato un modello tale da elargire consigli… In ogni caso posso dire quel che faccio e che ho sempre fatto… Ovvero considerare la letteratura come una piacevole ossessione e dedicarvisi con tutto il tempo e le cure che si userebbero per una donna che ti è entrata così tanto nella pelle da non pensare “quasi” ad altro. Appunto, una piacevole ossessione. Dalla quale però non farsi mai dominare. Un rapporto alla pari, insomma. E poi le solite cose che sanno tutti: leggere tanto, esercitarsi nella scrittura (la difficile arte della short story è un’ottima palestra…) e non scoraggiarsi mai se qualcuno non ti capisce e rifiuta le tue cose. Non si scrive mica per tutti.

Grazie Danilo e buon lavoro.

Grazie a te, Chiara. Se posso sbilanciarmi, mi hai sottoposto a un’intervista di raro acume. Voi donne, com’è noto, avete una marcia in più. A presto.

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5 responses to “Intervista a Danilo Arona”

  1. Annamaria says :

    Interessante intervista, Chiara, molto profonda ed
    esplicativa. Concordo pienamente con Arona sulla permanenza in libreria di solo tre settimane, per dare spazio ai vari Faletti, ecc. ecc… tempo breve per chi ha messo l’anima ed il suo lavoro per un sudato periodo! Comunque bisogna perseverare e crederci, ed anche imparare a sapersi vendere (forse!), col tempo le passioni vengono premiate.

  2. Annamaria says :

    Non mi è chiaro… forse non avrei dovuto rilasciare un commento oggi in questo spazio?
    Non mi pare di aver espresso qualcosa di negativo!

  3. Chiara says :

    Tranquilla Annamaria. Non hai fatto nulla di sbagliato. Perché non avresti dovuto lasciare un commento? Hai fatto bene ad esprimere la tua opinione.

  4. Annamaria says :

    Ti ringrazio Chiara e che… vorrei capire!
    Aspetto sempre la risposta di Danilo Arona.

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  1. Danilo Arona « False Percezioni 2.0 - 6 giugno 2008

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