Archive | agosto 2008

MenteCritica della settimana. Chi è?

È per me un grande piacere segnalare a tutti voi che la “MenteCritica” questa settimana è Laura Costantini, amica di questo blog, da me già intervistata qualche tempo fa, assieme a Loredana Falcone, nelle vesti di blogger del loro seguitissimo Laura&Lory. Se volete saperne di più, andate a questo indirizzo.

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Colori nel buio

Uno squarcio di luce
trafigge la notte.
Prima un boato
poi un bagliore.
Nel cielo disegna
il temporale estivo,
come un pittore maldestro
in una tela nuova,
dei segni astratti.
Non serve capirne il senso
la magia sta nei colori,
scagliati a casaccio
sulla tavolozza
della volta celeste.
Poi
d’improvviso
una mano misteriosa
cancella l’operato
dell’oscuro pittore
e
come per incanto
lassù
nel cielo nero
si accendono le stelle.

Gore Vidal «Così ho smascherato quei dannati storici»

Sul “Corriere della Sera” del 20 agosto, c’era il resoconto di un incontro con Gore Vidal, nel quale raccontava il percorso che lo ha portato a scrivere i sette romanzi contenuti nei “Narratives of empire” e gli appunti per l’ottavo.
In realtà nella chiacchierata Vidal fa riferimento anche alla situazione politica americana odierna, alle imminenti presidenziali ed esprime il suo pensiero su entrambi i candidati. Un punto di vista, il suo, molto interessante. Vi consiglio di leggerlo attentamente.

Giusto un paio di sottolineature, tratte dall’incontro, che riguardano più da vicino il mestiere di scrittore:

Washington DC è stato il primo tentativo di Vidal di scrivere un romanzo esplicitamente politico: uno dei personaggi ricorda il senatore cieco, un altro John F. Kennedy, al quale Vidal sembra fosse affezionato, mentre altri sono pura invenzione. Senza ancora saperlo, aveva tracciato le fondamenta della serie dei sette romanzi storici ora raccolti sotto il titolo di Narratives of Empire. Un ottavo volume è ancora in forma di «appunti». «Ho imparato a scrivere romanzi storici da Walter Scott». Come le lunghe e ramificate saghe di Scott, i romanzi storici di Vidal si possono a buon diritto definire «abili». Prende una storia per mano e la porta con sicurezza fino al traguardo, creando una ricca atmosfera lungo il percorso. Non ha molta importanza che alcuni dei personaggi di Burr e Lincoln (Bompiani) siano abbastanza simili agli aristocratici romani di Giuliano. Lo scopo dei romanzi storici di Vidal era «smascherare i dannati storici. Ero convinto che gli accademici distorcessero la storia, e io volevo scrivere con la maggior precisione possibile quel che le figure storiche avevano effettivamente fatto e detto. Non pensi che non tragga beneficio dagli orrori delle nostre scuole pubbliche. La storia americana è insegnata molto male».”

Il prossimo stralcio fa capire la cura maniacale dello scrittore per i suoi romanzi. Leggete cosa riesce a fare ogni volta che esce una nuova edizione di un suo lavoro:

“Vidal, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, continua a «rimetter mano alle sue opere in occasione di nuove edizioni». Non c’ è quasi pagina della Statua di sale (Fazi), ad esempio, in cui dialogo e descrizioni non siano stati riscritti. La storia parla di una relazione relativamente innocente tra due compagni di scuola dello stesso sesso, Jim e Bob, che ricorda alla lontana la relazione tra Vidal e il suo amico Jimmie Trimble, caduto nella Seconda guerra mondiale. Alla fine dell’ edizione originale del romanzo i due amici si incontrano di nuovo dopo molti anni. Jim fa un’ avance a Bob e, quando viene rifiutato con l’ accusa di essere «un finocchio», lo uccide. Nell’ edizione riveduta, pubblicata nel 1965, in luogo dell’ assassinio c’ è uno stupro e Bob è lasciato in lacrime.”

L’articolo intero lo potere leggere a questo indirizzo.

(Fonte: Corrie della Sera)

Era mio padre – Franz Krauspenhaar

Franz Krauspenhaar

Un’altra Liala con le braghe

di Giuseppe Iannozzi

Franz Krauspenhaar, dopo il mezzo flop ottenuto con “Cattivo sangue” edito da Baldini Castoldi Dalai, noir che io ho comunque apprezzato in quanto noir e non altro, torna in libreria con “Era mio padre” per i tipi Fazi. E’ però, purtroppo, solo autobiografismo spicciolo per un diario. Un romanzetto lialesco, che di storico accoglie solo fragili briciole sconnesse, senza un evidente legame con il costrutto narrativo. Una vera e propria pletora poi le riflessioni dell’autore su sé stesso, perlopiù utili solo a Franz ma poco o nulla agli eventuali lettori.

Il pregio di questo lavoro, ma anche il difetto più evidente, è il solipsismo che Franz Krauspenhaar mette in campo, senza vergogna alcuna: se solo l’autore non fosse un quasi cinquantenne, lo si potrebbe etichettare giovanilistico in ogni senso questo romanzetto. E forse, furbescamente, Krauspenhaar fa il giovane – pur consapevole della vecchiaia incipiente che non gli lascia speranze -, strizzando l’occhio a stereotipi lialeschi portando in libreria una storia scritta in un linguaggio fin troppo semplice, che sembra sposare le idee di una sinistra idealistica critica verso sé stessa, e non da ultimo una verbosità sensazionalistica riesumata a forza dai cadaveri della Beat Generation. Nel libro troviamo difatti la ribellione, la ricerca di sé stessi, proclami di indipendenza di amore e di odio urlati in una forma che, alla lontana, ricorda la genuina rabbia di Allen Ginsberg e quella più lisergica di William S. Burroughs. Tuttavia la verità è che siamo di fronte al diario di un signore di quasi cinquanta anni, troppo attento ai suoi drammi interiori (mai risolti!) e attento agli accadimenti storici per un mero incidente di percorso narrativo. Krauspenhaar non è Kerouac, non ha la forza espressiva della leggenda di Duluoz ed è impensabile paragonarlo a un Céline alle prime armi nonostante i tanti e frettolosi puntini di sospensione sparati a raffica.

Continua a leggere…

GRAZIE A TUTTI

Ancora non ci credo. Dire che sono felice non basta.

Questo piccolo spazio, aperto quasi per sfida, con me stessa, è cresciuto piano piano, si è fatto conoscere e mi ha dato e mi sta dando tantissime soddisfazioni. Io sono sempre stata una persona timida e scrivere cose, che poi vengono lette da estranei, è stato un banco di prova molto importante. E sì, mi ha anche fatto superare un po’ la mia timidezza.

Grazie. Tutto questo lo devo a voi.

BUON FERRAGOSTO!

Non trovando parole adatte e originali per augurare a tutti voi un buon Ferragosto, vi regalo la foto di questa simpatissima T-Shirt.

AUGURI A TUTTI!

Proclama d’agosto!

In questi giorni vi ho un po’ abbandonati, ma è agosto, fa caldo, in città non si respira. Meglio andare al mare! Però, in una Roma che ancora non si svuota completamente, aggirandomi per il quartiere Prati alla ricerca di un negozio ho trovato questa scritta sul muro. La prima lettera è stata parzialmente cancellata e si legge male, quindi vi dico solo che la prima parola – in caso non si capisse – è “meno“, il resto leggetelo da soli.