Comicità dell’ignoranza

Questo è il titolo dell’editoriale di Angelo Panebianco sul Magazine del 31 luglio, allegato al Corriere della Sera. Un titolo simile non poteva non attirare la mia attenzione.
L’incipit era questo:
«Magistrati che scrivono sentenze in un italiano sgrammaticato, avvocati che non sanno parlare, insegnanti e giornalisti incolti, burocrati affabulatori. Se non fosse una tragedia sarebbe uno spasso».

L’editoriale prende spunto da un articolo apparso su Il Resto del Carlino (12 luglio) a firma di Marco Guidi nel quale, il giornalista metteva alla berlina il linguaggio usato in un documento ufficiale del Comune di Bologna.

Vi riporto un paio di stralci: l’argomento è l’introduzione del CIVIS, il nuovo sistema di trasporto pubblico:
«Con il nostro progetto cerchiamo di riportare le persone al centro del fluido di automobili, un tempo occupato da quel fiume (il Reno, ndr) che aveva mantenuto viva la città. Scavare per trovare un senso delle cose. Richiamare una presenza, giocando sulla dinamicità degli spazi».

E ancora:
«La nuova linea attraversa la città con una nuova attitudine, ottenendo una relazione speciale che deve diventare una nuova forma simbolica».

E la ciliegina sulla torta:
«una tipologia abitativa temporanea. Abitativa perché le persone la usano godendo non solo del servizio, ma leggono il giornale, dialogano, incontrano, conoscono».

Qualche anno fa si incolpavano i politici di usare il “politichese“, un linguaggio che solo loro riuscivano a capire. Quanto riportato sopra mi sembra vada ben oltre i confini del politichese per sfociare nell’«Ignorantese».

Tag:, , , , , , ,

9 responses to “Comicità dell’ignoranza”

  1. carlo s. says :

    Beh, è perché noi italiani non possiamo parlare semplice, perché se ti fai capire non sei un esperto,
    ma un “divulgatore”, quindi l'”uomo della strada” spesso ci chiede di arrabattarci con parole di cui spesso non conosciamo neanche il senso, pur di stupirlo. Lo dico con grande amarezza, perché è purtroppo uno dei motivi della nostra arretratezza culturale, la sindrome dell’Azzeccagarbugli (ce l’hanno anche un po’ i latino-americani, ma non stanno nel G8, ecc. ecc., e forse si danno meno arie di noi…).

    Scusa lo sfogo agostano, ciao

    Carlo

  2. Chiara says :

    Non devi scusarti, Carlo. Penso che tu abbia ragione quando dai la colpa alla nostra arretratezza culturale. E sì, in effetti, se dall’altra parte non c’è qualcuno che parla in modo astruso e incomprensibile non siamo contenti. Sembra quasi che ci piaccia essere presi in giro. Quelli che stanno al potere ormai l’hanno capito e quindi il loro linguaggio peggiora sempre più. Peccato che non sia solo complicato, ma sgrammaticato e privo di logica.

    Se il tuo era un sfogo agostano, il mio come lo vogliamo chiamare?

    Riparati dal caldo, ciao.

  3. Giuseppe Iannozzi says :

    Che non si sappia più scrivere in italiano corretto non è una novità: si è riscoperta l’acqua calda, come si suol dire. Il problema è comune tanto ai politici quanto tra le fila dei magistrati, nonché dei medici, dei giornalisti, e reductio ad absurdum fra gli scrittori. Proprio questi sono i maggiori responsabili dei tropi che oggi invadono le pagine dei verbali, degli atti pubblici e privati, e non solo. Se ieri era giusto parlare di una lingua non-lingua, il politichese per l’appunto, oggi la lingua italiana straziata dalle penne di tanti sédicenti scrittori è diventata una amalgama di diversi slang presi a prestito dai corridoi della presunta intellighenzia italiana oltreché dalla strada. Una lingua incapace di evolversi è destinata a morire; tuttavia storpiarla non serve affatto a renderla attuale, in linea con il tempo presente e le sue mode. Il carverismo (o minimalismo) ha contribuito non poco a imbastardire la lingua: i vocaboli usati sono i soliti cento e ad ognuno di essi viene attribuito una sfumatura semantica diversa a seconda dell’argomento trattato. Ahinoi, spesse volte per tentare di capire un testo, il lettore è suo malgrado costretto a ricorrere a una esegesi ridondante, manco avesse a che fare con le metafore ermetiche di un testo sacro!

    Baci,

    Beppe

  4. Luigi says :

    Una chicca degna di Groucho: le porte “allarmate” – così recitano i cartelli sopra apposti – in molti edifici pubblici. Del resto, si sa, anche le porte hanno un’anima, e spesso provano persino paura (a sentire certe parole)…😉

  5. Carlo S. says :

    E’ una cattiva traduzione dall’inglese.
    Mi ricorda uno che conosco (italiano) che avendo parlato troppo a lungo ad una conferenza, disse per scusarsi allo speaker successivo (inglese): “Thank you for supporting me”
    intendendo “Grazie per avermi sopportato”.
    L’inglese, non cogliendo il dramma linguistico, e forse chiedendosi quando mai l’aveva supportato, rispose tuttavia con perfetto aplomb: “You are welcome”

    Ciao

    Carlo

  6. Laura Costantini says :

    Il documento del comune di Bologna, comunque, e’ veramente un capolavoro. Difficile raggiungere simili vertici.
    Laura

  7. Annamaria says :

    Lo stesso articolo ad opera di Giorgio De Rienzo è apparso giorni fa sul “Corriere della sera” con un titolo che recita così:
    “I nostri accademici sgrammaticati”. Usano male l’italiano: ignorano la sintassi e sono maestri dell’anacoluto.
    Nell’articolo è riportato il pensiero di Francesco Sabatini ex presidente dell’Accademia della Crusca, il quale più volte ha sottolineato che andrebbero riesaminati gli insegnanti a partire dai maestri elementari fino ai professori universitari. Sul banco degli imputati va la scuola: i ragazzi hanno docenti non competenti che non li istruiscono. Quindi va rivisto tutto il sistema, affinchè le università producano laureati che abbiano competenza tecnica associata alla conoscenza della lingua italiana che poi è alla base di qualunque professione. Un saluto, Annamaria.

  8. Carlo S. says :

    Sempre a proposito di ignoranza, Chiara, due perle prese dall’Espresso della settimana scorsa: il monte Guadagnolo, sopra Palestrina, è diventato Guadàgnalo.
    E Starnone avrebbe vinto il premio Strega nel 2001 con “La via del gemito” (in realtà è “Via Gemito”, da Vincenzo Gemito, scultore napoletano).

    Mah…

    Ciao

    Carlo

  9. Chiara says :

    FANTASTICO! Il titolo del libro di Starnone è una chicca. Peccato che chi ha riportato il titolo in quel modo non si sia reso conto della bestialità😦
    Grazie delle segnalazioni Carlo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: