La promessa, Friedrich Dürrenmatt

La promessa

Friedrich Dürrenmatt

Traduzione di Silvano Daniele, Eugenio Bernardi e Italo Alighiero Chiusano
Einaudi
Collana: ET Scrittori
242 pp.
ISBN 8806172735
Prezzo: € 10.00

di Giuseppe Iannozzi

“Nella primavera del 1957 il produttore Lazar Wechseler mi commissionò un soggetto cinematografico. Tema: delitti sessuali sui bambini. Scopo: mettere in guardia la gente contro un pericolo che, purtroppo, si presenta sempre più spesso. Consegnai un racconto, una prima stesura del romanzo. In collaborazione col regista del film, Ladislao Vajda, lo elaborai poi in una sceneggiatura. Finita la sceneggiatura, mi rimisi al lavoro, ripresi la storia, rifacendola da capo e sviluppandola al di là d’ogni intenzione pedagogica. Da un caso particolare sono arrivato al caso del detective in genere, alla critica di uno dei più tipici personaggi ottocenteschi.”

La Promessa, un magistrale giallo di Friedrich Dürrenmatt; il romanzo, nel suo genere, è un piccolo gioiello narrativo; la scrittura asciutta di Dürrenmatt disegna con perfezione chirurgica il dramma che ogni giallo che si rispetti cova nel proprio alieno seno. La promessa, già soggetto cinematografico nel 1958 con il titolo Il mostro di Magendorf per la regia di Ladislao Vajda (1958), recentemente è stato tradotto per il grande schermo con il titolo La prova (2001), un film diretto da Sean Penn e interpretato da Jack Nicholson, attore che in questa pellicola ha dato il meglio di sé, tornando quasi ad essere il grande Nicholson di Shining e Qualcuno volò sul nido del cuculo. Friedrich Dürrenmatt, nato a Konolfingen nel 1921, morto a Neuchâtel nel 1990, è uno dei più grandi romanzieri e drammaturghi tedeschi, purtroppo ancora troppo poco conosciuto e apprezzato in Italia. Tra le sue molte opere, sia per il teatro, sia per la narrativa (poliziesca), vanno ricordati almeno alcuni titoli: per il teatro, Romolo il grande (1949), Un angelo va a Babilonia (1954), Il sosia (1960), I fisici (1962), La meteora (1966), mentre per la narrativa, Greco cerca greco (1955), La panne (1956), La visita della vecchia signora (1959), Il giudice e il suo boia (1960), Il sospetto (1960), Giuochi patibolari.
Se Il giudice e il suo boia, romanzo maggiormente conosciuto dal pubblico italiano, ha affascinato e stupito la critica anche più difficile, La promessa è un lavoro che nulla ha da invidiare alle migliori prove narrative e teatrali del grande scrittore di lingua tedesca. La promessa è un antiromanzo giallo: Dürrenmatt sconvolge gli stereotipi del giallo e lo riconduce a una dimensione reale dove il colpo di scena non c’è, dove il grande mistero è in realtà una presa per i fondelli del destino. Abituati come siamo a leggere gialli che sembrano avere spiegazioni per tutti gli accadimenti e tutte le psicosi dei personaggi trattati, ne “La promessa”non ci sono risposte, non esistono sottigliezze psicologiche: il commissario è un uomo, un bravo investigatore ma comunque e sempre un uomo e mai un eroe – piuttosto incarna la figura dell’antieroe che vestendosi come tale riesce a essere eroe di tutti i giorni se il destino lo vorrà.

Saul Bellow a proposito di Dürrenmatt ha avuto modo di dire: “Scrive con eleganza, scrive per tutti, sa essere divertente, ma non tradisce mai il taglio alto della sua penna.” Niente di più vero: il taglio della penna di Dürrenmatt è sempre alto, mai abbozzato.
Siamo di fronte a un romanzo pienamente razionale a dispetto di quello che si potrebbe pensare dati i presupposti esposti; per Dürrenmatt la razionalità è la realtà di tutti i giorni, il duro scontro con gli imprevisti, il fatto di avere prove, indizi del crimine commesso e non poter comunque assemblarli in una ‘traccia’ sicura: in breve, questo è quanto accade in realtà in un commissariato. Per Dürrenmatt il giallo non si può e non si deve risolvere incastrando alla perfezione tutti i pezzi del puzzle: la realtà produce imperfezioni e le imperfezioni sono i membri di un puzzle, che pur non incastrandosi tutti alla perfezione, producono la ‘razionalità’, il vivere quotidiano, sia esso inserito in un contesto felice o in uno criminoso. Ne “La promessa” gli elementi del genere ci sono tutti: un investigatore freddo e infallibile, il commissario Matthäi, colleghi ottusi e altezzosi che si rifiutano di prestare fede alle intuizioni del commissario, ma soprattutto c’è un delitto raccapricciante, una bambina di sette anni è stata barbaramente uccisa. In un primo momento si pensa a un delitto a sfondo sessuale, un qualche pazzo pedofilo, ma questa ipotesi subito naufraga. Matthäi, freddo commissario di provincia, di fronte al dolore dei genitori della vittima sente che la sua anima è stata scongelata: si impegna a trovare l’assassino della giovane vittima, una promessa che cambierà radicalmente la vita del commissario.
Per quanto si adoperi nella ricerca del bruto criminale, Matthäi non riesce a trovare niente, solo indizi, coincidenze, frammenti di una verità che non può essere né ricostruita sommariamente né ipotizzata. Matthäi abbandona il suo posto al commissariato: spinto da una intuizione geniale quanto irrazionale, per Matthäi l’unico modo di acciuffare l’assassino è quello di fargli la posta, attenderlo, indirizzarlo verso un altro crimine. Compra un pompa di benzina, un vecchio casolare, va a vivere con un prostituta che ha una figlia, una ragazzina per molti aspetti simile alla piccola vittima: l’esca è stata gettata. Matthäi non conosce il volto dell’assassino, ma è sicuro che lo riconoscerà nel momento in cui abboccherà all’esca; diventa un benzinaio, i giorni passano, i mesi trascorrono, ma l’esca non funziona. Tuttavia l’ostinazione di Matthäi è grande, non si arrende, è sicuro che l’unico modo per prendere in castagna il criminale è quello di continuare ad aspettare, di continuare a fare il benzinaio. Un giorno la bambina viene avvicinata da uno straniero: Matthäi riesce a far parlare la bambina, ma alla fine la reticenza di lei è tanto forte che l’insistenza di Matthäi deve cedere e ancora una volta fra le mani si ritrova un pugno di mosche. Segue quella che è ormai diventata la figliastra: si apposta, la spia in attesa che il malintenzionato faccia la sua comparsa in scena, è sicuro che l’assassino verrà, così sicuro che coinvolge il suo ex corpo di polizia negli appostamenti. I giorni passano e la bambina non viene avvicinata più da nessuno. Matthäi è diventato per tutti un matto: gli anni passano, inesorabili, tutti uguali. La promessa non è stata mantenuta.
A distanza di anni, per puro caso, il principale di Matthäi viene chiamato a raccogliere le confessioni di una anziana sul suo letto di morte: questa spiega con dovizia di inutili particolari personali il suo rapporto con la famiglia, con la sorella, con il mondo e con il marito. E’ chiaro per il vecchio superiore di Matthäi che l’anziana lady ha solo voglia di parlare a vanvera prima di esalare l’ultimo respiro, prima di annunciare che un lascito sarà devoluto alla polizia: una tortura star lì a sentirla, ma all’improvviso ecco la verità… La donna rivela che suo marito, morto da tempo a seguito di un incidente, soffriva di alcune turbe psichiche che lo portavano a commettere efferati delitti contro innocenti bambine; lei sapeva di questa sua morbosità, ma ogni volta che l’anima violenta e assassina si manifestava con brutalità, lei la copriva, nascondeva le prove. Per lei era facile tenerlo a bada: il marito era una persona malata psichicamente ma era anche un bambino per certi versi, facilmente influenzabile; era come se la sua efferatezza nascesse da un istinto ‘bambinesco’ e proprio in virtù di ciò, lei, la moglie l’aveva sempre perdonato e coperto. Poi, lui era morto accidentalmente in un incidente automobilistico. Il vecchio poliziotto si reca subito da Matthäi, gli racconta punto per punto la verità, ma ormai Matthäi è diventato apatico, non gli interessa più nulla tranne la buona conduzione della sua pompa di benzina. Con questo romanzo Friedrich Dürrenmatt mette in gioco tutti gli elementi classici del giallo, elementi parodisticamente distorti, deformati come in uno specchio convesso. La promessa, un grande romanzo, epico, che metaforicamente annuncia la morte del giallo come genere: Dürrenmatt sostituisce alla morale pratica di ogni poliziotto una morale metafisica: il razionale non prevale sul caos, o almeno non fatalmente. Eppure, paradossalmente, proprio il fatto di analizzare la morale poliziesca in un contesto metafisico rende il mondo irrazionale razionale, un caos ordinato secondo le leggi del fatalismo, o meglio della quotidianità, quella che è allo stesso tempo prevedibile ed imprevedibile. La vita è come giocare a poker con il morto: ti può andare bene ma anche male, puoi prevedere le mosse degli avversari in alcuni casi e uscirne vincitore, ma più spesso ne esci sconfitto. Anche questo è ordine, ordine caotico.
Friedrich Dürrenmatt è un maestro del giallo e La promessa è un romanzo che fa scuola, uno scritto che fa meditare sulla vita e sulla psiche umana sia essa criminosa, sia essa normale, da cliché: il quotidiano è comunque, è sempre il quotidiano antropologico vivere crescere, amare odiare e infine morire.

di Giuseppe Iannozzi
Leggi anche il suo blog http://biogiannozzi.splinder.com

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6 responses to “La promessa, Friedrich Dürrenmatt”

  1. Marmott79 says :

    Credo anch’io che il giallo muoia quando per spiegarlo si rifugge dalla razionalità. E’ come un cerchio che si chiude: il giallo nasce con il mistero di Edgar Allan Poe, raggiunge forse il suo apice con la razionalità di Agatha Christie per poi ritornare a se stesso con autori come Stephen King. E’ il continuo andare e venire dell’uomo verso il misterioso, oggi il mistero può essere visto dietro le volute sconosciute della mente umana che resta a noi indecifrabile.
    Non so se leggerò il libro, anche se ne sono incuriosita, perché non amo i gialli; però ho voglia di vedere un film diretto da Penn e recitato da Nicholson.

  2. Chocola says :

    Chi ha ucciso la ragazza?

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