Il minimalismo di Carver?

Una semplice domanda alla quale tutti voi saprete sicuramente rispondere:
“Chi è il padre del minimalismo in letteratura?”
Carver!” sicuramente starete pensando.
Fino ad oggi nessuno si sarebbe sognato di dire il contrario, ma… Ebbene sì, un terremoto si sta per abbattere su questo che tutti noi credevamo un dato di fatto. Sì perché, secondo Tess Gallagher, la vedova di Raymond Carver, le cose non stanno proprio così. Non ci credete? Leggete quanto segue:


«Ray non era affatto un minimalista e anzi odiava quell’ etichetta», racconta la Gallagher, apprezzata poetessa con all’ attivo oltre una dozzina di libri tra cui Al Saloon della Donna Gufo, Io e Carver e Spontaneamente, curati in Italia dal traduttore di Carver, Riccardo Duranti. Quello che nei campus americani viene ancora oggi venerato come «il maestro della scrittura lineare e cesellata» e il «teorico dell’ omissione», secondo la Gallagher non è affatto tale. «Ray fu per anni vittima dell’ implacabile forbice imposta dal suo editor, Gordon Lish – spiega -, che dimezzò il manoscritto di “Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore“, cambiando titoli e riscrivendo pagine intere. Lish ha stravolto non solo la prosa – aggiunge -, ma anche il tono e l’ anima del libro».

Quel che si dice “un colpo basso”, non vi pare? Se volete saperne di più, leggete qui.

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5 responses to “Il minimalismo di Carver?”

  1. Marmott79 says :

    Gli autori dovrebbero fare come i registi divenuti grandi: come Lucas che ha rieditato Guerre stellari come diceva lui o come Coppola con Apocalypse Now.
    Credo che la sforbiciatura sia normale in fase di prima edizione, nei libri come nei film come nella musica del resto, solo quelli che restano però si possono permettere di pubblicare un giorno l’opera come è uscita dalla testa… il più è riuscire a restare abbastanza a lungo sull’onda.

  2. Chiara says :

    Ma quello che denuncia Tess Gallagher è ben più di qualche sforbicciatura. Purtroppo l’articolo on line non riporta le foto che invece corredavano quello sulla carta. Di un’intera pagina scritta si vedevano due righe sopra, due alla fine e nel mezzo un’enorme croce che cassava tutto quello che ci stava sotto.
    Insomma, pare che l’autore “minimalista” per antonomasia in realtà non lo fosse affatto.

  3. Marmott79 says :

    Porca vacca!
    Scusa il francesismo

  4. Annamaria says :

    I romanzi fiume, non piacciono e vengono considerati obsoleti. Sintetizzare un’opera è come strappare un figlio, costato fatica, sudore. Per i trend di mercato si ricorre a quest’amputazione.
    Alla fine tutto viene alla luce. E’ una riscossa per coloro che furono costretti a subire.
    Interessante articolo, grazie per averlo menzionato.

  5. Giuseppe Iannozzi says :

    Ma come? Finalmente la vedova Carver lo dice in maniera chiara ed esplicita che Gordon Fish, editor di Raymond Carver, fu lui l’artefice di tanti tagli e correzioni sugli scritti del marito Ray?
    Era ora, per la madonna!
    Lish ha comunque fatto la fortuna di Raymond: senza il suo apporto, oggi Raymond non sarebbe ricordato affatto. Io sono anni che dico che Carver dovrebbe uscire come Carver and Lish, perché i lavori di Carver, perlopiù, sono stati scritti o riscritti o fortemente riveduti da Lish, che ha fatto la fortuna di Ray e del minimalismo.

    Smaaackkk

    Beppe

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