Intervista a Antonella Piperno e Piero Valesio

Protagonisti dell’intervista di questo mese sono due PAD. Non conoscete questa sigla? Bene, allora seguitemi in questa intervista alla quale Antonella Piperno e Piero Valesio hanno accettato di rispondere. Scoprirete così il significato di PAD e troverete sicuramente l’ennesino libro da comperare: la loro prima fatica letteraria “E vissero felici e lontani.”

1) Ciao Antonella e Piero, grazie di avere accettato il mio invito. Per cominciare raccontateci qualcosa di voi. Chi è Antonella Piperno e chi è Piero Valesio?

Antonella è una romana 46enne, mai sposata, niente figli, che lavora nella redazione romana di Panorama occupandosi di attualità e costume e nel tempo libero si precipita a giocare a tennis, sua passione da sempre. Piero è un 46enne torinese con un matrimonio alle spalle, un figlio 15enne, che lavora a Tuttosport dove segue tennis, motori e cura una rubrica di critica tv. E’ anche lui un giocatore appassionato di tennis e firma una rubrica di «fantatennis» su Tennis italiano. Questo, per tutti e due, è il primo libro.

2) La forza dell’amore riesce veramente a “unire a distanza” una romana e un torinese?

Sì, crediamo che la distanza (sempre che ci sia un sentimento forte, è chiaro) porti a sviluppare complicità e sensibilità dell’uno verso l’altro. È un po’ come succede ai non vedenti, che hanno un eccezionale senso del tatto. Mancandoci la vicinanza quotidiana anche noi sfruttiamo altre potenzialità.

3) Ho usato di proposito l’espressione “a distanza”, che è la costante del vostro libro “E vissero felici e lontani“, pubblicato da Giulio Perrone Editore. L’acronimo più utilizzato è “Pad”. Cosa vuol dire?

Significa Partner A Distanza. Ci è venuto di getto, scrivendo, e siamo contenti che sia piaciuto così tanto. Ormai nel nostro blog o nelle recensioni del libro lo utilizzano in tanti.

4) Il libro è concepito come un manuale ironico sui pro e i contro di un rapporto a distanza. Una via di mezzo, per come è scritto, tra “Il diario di Bridget Jones” e “I love shopping“. Ciò che voi raccontate è tutto vero?

Sì, anche se , come è succede un po’ in tutti i libri, non tutti gli episodi raccontati sono capitati a noi ma ad altri amici. La partner stanziale che voleva far mangiare i suoi sei budini a Piero era davvero una fidanzata, quello che aveva finto uno svenimento nel bagno per non farsi lasciare (e cacciare dalla casa di Antonella dove si era installato) era davvero un fidanzato . Ma quello che vomitava quando Lei usciva con le amiche era l’uomo di una collega

5) A chi è venuta per prima l’idea di fare un libro sulla vostra storia d’amore a distanza?

A tutti e due insieme, durante una vacanza in Liguria. All’inizio doveva essere un manuale di consigli pratici poi è diventato anche un libro di riflessioni ironiche sulla vita di coppia, a distanza e non.

6) Ogni capitolo del libro è diviso in due. Lo stesso argomento viene raccontato e motivato sia da Antonella che da Piero facendo così sapere al lettore come la pensa esattamente ognuno dei due. È stata una vostra idea?

Sì. Un po’ perché vivendo a distanza sarebbe stato complicato scrivere insieme, un po’ perché ci è sembrato più efficace.

7) Ora è nato anche un blog (http://evisserofelicielontani.net/), una sorta di continuazione del vostro libro, per dispensare altri consigli utili ai Pad sparsi nel nostro paese. Come mai avete deciso di aprire il blog?

Perché crediamo molto nella potenza della rete, come dimostrano i tanti post di Pad e non solo che ci stanno arrivando. Un po’ per saperne di più sull’universo dei rapporti a distanza. Ma anche perché è davvero divertente.

8 ) Alla fine del libro, nell’ultimo capitolo, sembra quasi aprirsi uno spiraglio, una possibilità di poter vivere finalmente nella stessa città. L’idea poi pare svanire. Questo significa che potrebbe esserci un seguito a “E vissero felici e lontani“?

Non lo sappiamo ancora, il finale del libro è aperto come il nostro futuro insieme. Potrebbe capitare che un giorno o all’altro la vita ci porterà a vivere insieme, potrebbe anche non capitare…. L’importante è non farlo diventare un assillo quotidiano.

Grazie a Antonella e Piero. Buon lavoro.

Leggete anche la recensione del libro.

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