Archive | luglio 2009

È Faletti o non è Faletti… Questo è l’interrogativo

Mix Faletti

È apparso oggi sul forum del Corriere della Sera curato da Beppe SevergniniItalians”  un post di tale Eleonora Andretta, traduttrice, che vi riporto qui di seguito:

Ho appena concluso la lettura di Io sono Dio di Giorgio Faletti e sono perplessa a dir poco. Vado subito al punto: mi riferisco a quelli che in gergo traduttivo si chiamano «calchi», vale a dire quei termini o espressioni tradotti letteralmente, con effetti orribili sulla lingua di arrivo. Ebbene, Io sono Dio ne conta moltissimi. Ma in teoria non è un libro tradotto, giusto?

Allora non mi spiego perché un autore italiano dovrebbe scrivere «non girare intorno al cespuglio»: calco di «don’t beat about the bush», invece di «non menare il can per l’aia». O perché dovrebbe scrivere «Te ne devo una», palese calco di «I owe you one», che in italiano è molto più semplicemente «sono in debito/a buon rendere». O perché in un libro scritto in teoria in italiano mi ritrovi l’incomprensibile frase «Pensavo che una ventina di grandi vi avrebbero fatto comodo» dove «grandi» è lo spudorato calco di «grand», vale a dire mille dollari nel gergo della comunità dei neri americani.

E questi non sono che pochi esempi. A dire la verità, tutto il libro mi ha lasciato l’impressione dell’italiano «derivato», con i suoi «prese un bel respiro», «telefono mobile» e così via. Ho cercato di darmi una spiegazione plausibile, iniziando con: «Faletti pensa in inglese-americano». Non sta in piedi, per tutta una serie di motivi linguistici e tecnici per i quali sarebbe necessaria un’altra lettera. E allora? Non so cosa pensare…”

Che dire? Io non sono una fan di Faletti e confesso che non ho letto alcuno dei suoi libri, ma ciò che ha evidenziato Eleonora Andretta a me fa pensare a due soluzioni possibili, anzi tre:

a) Il libro non è stato scritto da Faletti ma probabilmente da un ghost writer, americano o comunque di madre lingua inglese;

b) La traduzione grossolana l’ha fatta direttamente Faletti, visto gli “errori” grossolani di traduzione;

c) La traduzione è stata fatta da un traduttore che si è voluto “vendicare”.

Comunque siano andate le cose, sempre che qualcuno riterrà di dover dare delle spiegazioni in merito, l’unico ad uscirne male è Giorgio Faletti.

10 luglio 2009: Serata URANIA a Roma.

Lippi

Ieri sera, nell’ambito della manifestazione URANIA, si è tenuto al Teatro India di Roma un interessante incontro con un parterre davvero ricco ed interessante. Relatore, o meglio, anima della serata è stato Giuseppe Lippi: curatore dell’edizione completa dei racconti di H.P. Lovecraft e dal 1990 curatore di “Urania“. Insomma, chi più di lui aveva le carte in regola per una rassegna il cui nome è lo stesso della storica collana di Fantascienza della Mondadori.

L’inizio è stato dedicato a un autore “storico” di Urania, Mauro Antonio Miglieruolo, anch’egli presente, e alla riedizione di un suo romanzo uscito nel lontano 1972 sempre per Urania: “Come ladro di notte“. Il libro di Miglieruolo è stato un trampolino perfetto per la discussione che si è subito animata sul concetto di “letteratura di genere“. A questo proposito Lippi sostiene che la Fantascienza non può essere rigidamente regolamentata come genere. Alla parola “genere” sin da subito Lippi ha detto di voler sostituire “solco amato“: quindi la Fantascienza come un qualche cosa che ti interessa, che ami e quindi segui. A dar ragione al curatore di Urania c’era lo stesso Miglieruolo, che infatti sosteneva che quando scrisse “Come ladro di notte“, non pensava al “genere fantascenza“, ma semplicemente voleva scrivere un qualcosa che parlasse delle sue sensazioni, delle sue emozioni in quel momento. Insomma, Miglieruolo ha ribadito che lui ha voluto scrivere un romanzo, senza alcuna implicazione di genere. 
Un romanzo. Quindi parlando di Fantascienza si può parlare di Letteratura? Su questo punto Lippi si è soffermato: la Fantascienza, quella buona, scritta bene, dove l’autore ha davvero una storia da raccontare, può essere letta e affiancata senza temere alla letteratura. Continua a leggere…

URANIA – Stregati dalla luna – Nella città delle storie disabitate

india-urania

URANIA

Stregati dalla luna – Nella città delle storie disabitate

30 giugno -18 luglio 2009-07-08

 

Il Teatro India è lieto di invitarvi – VENERDÌ 10 LUGLIO 2009, ORE 21 SALA IN – Indiateca – all’incontro letterario SF Italiana: tutte le strade dell’impossibile – Dalla Fantascienza classica alle nuove tendenze: connettivismo, horror, fantasy, new weird

 

Intervengono:

Sergio ‘Alan D.’ Altieri – consulente editoriale, scrittore e sceneggiatore

Giuseppe Lippi – curatore della Collana “Urania“, scrittore e giornalista

Sandro Battisti – autore SF del Connettivismo

Paolo De Crescenzo (Gargoyle Books)

Giulio Leoni – autore thriller, horror e fantasy

Mauro Antonio Miglieruolo – autore d’anticipazione

Massimo Mongai – autore SF e non solo

Errico Passaro – saggista e autore SF & fantasy

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Info: 06-55 13 67 45/334-57 52 012

libreria@indiateca.it

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Grazie alla collaborazione dei più importanti collezionisti di libri di fantascienza e della collana Urania, all’interno della libreria INDIATECA è allestito un mercatino di libri usati oramai introvabili.

Io credo nei vampiri, Emilio de’ Rossignoli

 

 

Io credo nei vampiri 

Titolo: Io credo nei vampiri

Autore: Emilio de’ Rossignoli

Casa Editrice: Gargoye Books

Formato: Brossura

Prezzo: 16 €

ISBN: 978-88-89541-39-5

Pagg.: 393


 

 

 

 

La trama. Emilio de’ Rossignoli  intellettuale che non perse mai di vista l’importanza della radice popolare della cultura  è il brillante cicerone di un viaggio suggestivo dove sfilano vampiri, lemuri, incubi, succubi, golem, mummie, licantropi, zombie, fantasmi, e dove storia, mito e cronaca si intrecciano in un raffinato montaggio di argomenti e interpretazioni.  Una storia organica del vampirismo dalle origini ai nostri giorni, dal trascinante furore enciclopedico. La prosa limpida e lo stile sapientemente ironico conferiscono al testo una solida tenuta narrativa così che, pur trattandosi di un saggio, Io credo nei vampiri si legge come un romanzo, e proprio le pagine che sembrerebbero datate sono tra le più interessanti per i corsi e ricorsi di cui la storia del costume nostrano sembra essere popolato (le mode, le tendenze, le partigianerie, i collettivi incuriosimenti).

 

Il libro. Pubblicata dall’editore Luciano Ferriani per la prima volta nel 1961 e da allora mai più ristampataIo credo nei vampiri è un’opera eccezionale che è stata e resta tuttora tra i primi e rari contributi non accademici sul vampirismo, dove competenza e intrattenimento si accordano felicemente. L’idea del libro maturò Fu sulla scia dell’enorme successo mondiale della pellicola Dracula di Terence Fisher (Horror of Dracula, 1958)  qualcosa di molto simile a quanto sta accadendo ora con il romanzo Twilight di Stephanie Meyer e con l’omonimo film che ha recentemente sbancato i botteghini di mezzo mondo  che ‘de Rossignoli maturò l’idea di scrivere Io credo nei vampiri.

Nel suo saggio, l’autore si mette letteralmente al servizio di un tema che, nelle sue mani, diventa straordinariamente fertile, e scandaglia tutto lo scandagliabile attorno ai vampiri, che vengono analizzati  da un punto di vista cinematografico, letterario, musicale, pittorico, religioso, mitologico, politico, scientifico, biologico, botanico, giurisprudenziale e di costume attraverso un avido e ricercato saccheggio di aneddoti, dicerie, leggende, credenze, folclori locali, visioni, formule e maledizioni arcane, cronache, trattati, rapporti ufficiali, testimonianze, antichi dizionari, e libri e giornali. Oltre a offrire un’occasione di conoscenza eccezionale e dai risvolti inattesi, de’ Rossignoli mette i lettori davanti alla loro disponibilità a credere, a fidarsi, sfuggendo qualunque paura nei confronti del vampiro, una figura avvolta da pregiudizi solo in quanto diversa.

Autorevolmente e piacevolmente persuasivo, Io credo nei vampiri è un libro che dà molte risposte sul senso del terrore nell’arte e nella vita. 

 

L’autore. Nobile di origine dalmata, Emilio de’ Rossignoli nacque a Lussino in provincia di Pola, nel 1920. Dopo gli studi compiuti a Trieste e a Genova, si dedicò al giornalismo, specializzandosi nel campo dello spettacolo. Figura poliedrica di vastissima cultura, spaziò con disinvoltura dalla critica cinematografica e televisiva ai reportage di costume fino alla cronaca nera. Oltre a scrivere su quotidiani generalisti, de’ Rossignoli fu un firma di spicco di periodici di settore come “Festival”, “Novellefilm” e “Hollywood”, collaborò anche per il cinegiornale di attualità “La Settimana Incom” e per il rotocalco “Settimo Giorno”, e partecipò alla breve avventura della storica rivista di Gino Sansoni, “Horror” – a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta  dove teneva un’erudita e divertente rubrica intitolata ‘Orizzonti del fantastico’. All’insegna della versatilità fu anche il rapporto che de’ Rossignoli ebbe con la letteratura: egli, infatti, si cimentò con la saggistica, il romanzo rosa, il poliziesco e la fiction avveniristica. Oltre a Io credo nei vampiri – certamente la sua opera più importante -, ricordiamo i romanzi: H come Milano(1965), Lager dolce Lager (1977), Concerto per una bambola (1981), Strega della moda (1981) e La donna di ghiaccio (1982). De’ Rossignoli è morto nel 1985, a Milano.

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“L’estate di Montebuio” di Danilo Arona – La presentazione

3683735905_078fc8519cIeri sera, 2 luglio, si è tenuta a Roma, all’interno della manifestazione Roma si Libra, la presentazione dell’ultima fatica di Danilo Arona. Mai come in questo caso si può, e si deve parlare di fatica, a cominciare dal viaggio che l’autore ha dovuto sopportare per arrivare a Roma. 10 ore di treno causate dall’inevitabile deviazione della linea causa disastro alla stazione di Viareggio – e quella era già prevista – ma anche un altro piccolo deragliamento e un paio di suicidi. Ieri sera, prima della presentazione, eravamo in molti a suggerirgli di scrivere un nuovo libro sulla scorta delle emozioni della giornata…

Disastri ferroviari a parte, e l’inevitabile slittamento in avanti dell’orario della presentazione, alle 22 precise, un Danilo Arona in ottima forma, ironico e beffardo, ha intrattenuto per un’ora coloro che erano venuti a sentirlo raccontando la genesi di “L’estate di Montebuio“, di come, in realtà, quest’ultimo romanzo sia da ritenersi per un buon 70% autobiografico e per il rimanente 30% opera di fantasia.

La macchina da scrivere, protagonista assoluta della copertina del suo ultimo romanzo, in realtà è anche, sotto certi aspetti, la protagonista del romanzo. Una vecchia macchina da scrivere, come quella che un Danilo Arona dodicenne, usava di nascosto mettendo nero su bianco le sue prime pulsioni di un’estate trascorsa a Montemaggio/Montebuio, un piccolo paese che contava e conta tuttora 32 abitanti.

Danilo non ha parlato solo del libro, ma anche delle sue passioni oltre la letteratura. Che sia anche un musicista, probabilmente già molti di voi lo sanno, ma abbiamo scoperto che si diverte anche a fare il Ghostbuster negli innumerevoli castelli, soprattutto nel suo Piemonte, tutti rigorosamente infestati da strane presenze.

Insomma, il tempo è letteralmente volato. Quando Danilo ha dovuto chiudere la presentazione, per problemi di tempo (non suo ma dell’organizzazione. In effetti fa terminare una manifestazione estiva alle 23 forse è un po’ troppo presto!), è rimasta in me, ma forse anche nelle altre persone presenti, il desiderio di continuare a sentire Danilo raccontare.

Qui trovate le foto della serata.