IL GRIMORIO DI BAKER STREET a Roma si Libra

Il grimorio di Baker Street

Il giorno 26 si è tenuta a Roma, nell’ambito della manifestazione Roma si Libra, la presentazione dell’antologia di racconti apocrifi holmesiani “Il Grimorio di Baker Street” di Barbara Hambly, Kim Newman e altri, edito dalla Gargoyle Books. Alla presentazione intervenivano Alessandro Gebbia (Professore di Letteratura Inglese a La Sapienza di Roma), Stefano Guerra (Psichiatra, direttore di The Strand Magazine) e Paolo De Crescenzo quale editore Gargoyle Books.

L’incontro si è aperto con una introduzione di De Crescenzo che ha raccontato della deriva presa dalla sua Casa Editrice pubblicando, non solo horror, ma scritti apocrifi holmesiani. Cominciando con “Sherlock Holmes contro Dracula”, poi “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr Holmes” fino ad arrivare all’ultimo “Il Grimorio di Baker Street”. De Crescenzo ha raccontato di non essere mai stato un fautore delle raccolte a causa della difficoltà di avere un prodotto omogeneo, ma in questo caso ha superato le sue remore, trovando la raccolta molto equilibrata. Una parentesi divertente si è aperta subito con il racconto di come De Crescenzo sia entrato in contatto con la comunità degli Holmesiani e su come, proprio a riguardo di questa raccolta, si sia discusso animatamente sul colore della vestaglia di Holmes: per De Crescenzo rossa, mentre per Stefano Guerra grigio-marrone. Ciò che per noi potrebbe sembrare una questione di lana caprina, per i seguaci holmesiani è un particolare di fondamentale importanza. La questione si è chiusa solo quando De Crescenzo ha prodotto a prova della sua tesi, delle tavole originali dove si evinceva chiaramente il colore rosso della vestaglia.

Associazione sherlockiana Uno Studio in Holmes


Dopo l’introduzione di De Cresenzo, la parola è andata a Stefano Guerra. Interessante è stato tutto il racconto sulla motivazione di chiamare questi racconti con l’aggettivo “apocrifi”. Alla base di tutto c’è quella che, dagli appassionati di Holmes, viene chiamata la Bibbia. In sostanza si tratta di 4 romanzi e 56 racconti scritti – e qui viene il bello – da Watson. Quindi, tutto ciò che viene scritto successivamente può essere definito apocrifo, o quasi. A questo punto si è aperto un dibattito tra Guerra e Gebbia. Guerra, molto più oltranzista di Gebbia, sostiene che i racconti, per essere riconosciuti come apocrifi devono sottostare ad alcune regole fondamentali. Sostanzialmente Guerra si riferisce alle 20 regole per scrivere un giallo. Di base comunque, sempre secondo Guerra, non si possono stravolgere quelli che si sa essere le caratteristiche di Holmes. Tanto per fare un esempio, non è credibile uno racconto con protagonista un Holmes donnaiolo, visto la sua scarsa fiducia nell’altro sesso…

Gebbia invece, si è lanciato con tutta una serie di fantasie, facendo capire che Holmes comunque era un uomo e quindi, perché non avrebbe dovuto avere quelle piccole debolezze come qualsiasi altro essere umano? Gebbia poi, ha praticamente tenuto una piccola lezione sul Romanzo Vittoriano e sul Teatro Vittoriano. Ha raccontato che nella Londra dell’epoca esistevano circa 180 teatri “seri” ma poi moltissimi altri che mettevano in scena “la burla”. Ed è proprio pensando a questi e alla letteratura dell’epoca che comunque era fatta anche di burle, di sogni, di fantastico, che Gebbia trova – al contrario di Guerra – molto belli i racconti della raccolta.

Guerra, parlando dei racconti contenuti nella raccolta, si è soffermato a parlare di uno in particolare con Peter Pan, secondo lui molto bello anche perché Holmes e Peter Pan hanno dei punti in comune. Anche Holmes, come Peter Pan, può essere considerato un eterno ragazzo.

La serata si è conclusa con un ultimo intervento di De Crescenzo.

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