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Recensione di “Io e te” di Niccolò Ammaniti

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Su GraphoMania, il blog della casa editrice Graphe.it, è apparsa una recensione di “Io e te” di Niccolò Ammaniti firmata dalla sottoscritta:

Cividale del Friuli. 12 gennaio 2010.

Un biglietto ripiegato dentro al portafogli del protagonista ci riporta indietro di dieci anni.

Ammaniti non ci racconta ciò che è successo in questi dieci anni, ma solo la settimana che ha inizio il 19 febbraio 2000. All’epoca Lorenzo è un adolescente piuttosto introverso, con grandi problemi di socializzazione e affetto da quello che uno psicologo diagnostica come “disturbo narcisistico della personalità”. Il ragazzo non è stupido, capisce che per non avere problemi deve imparare a comportarsi come gli altri ragazzi della sua età, li deve imitare proprio come “una mosca cerca di imitare le api”.

La recensione completa la trovate qui.

IL VAGABONDO DELLE STELLE di Jack London

Ho sempre avuto, nel corso della mia intera esistenza, la netta sensazione di aver vissuto in altri tempi e in altri luoghi, di avere addirittura ospitato in me altre persone. Ma, credimi, lo stesso vale anche per te che leggerai queste righe: torna con la mente alla tua fanciullezza, e rivivrai come tua l’esperienza di cui ti parlo.

Questo è l’inizio di un libro, ma forse dovrei dire di tanti libri uniti assieme, che secondo me non ha eguali. La storia nuda e cruda è piuttosto semplice. Un condannato a morte nel carcere di San Quentin trascorre lunghissimi periodi legato nella camicia di forza. Ma la grandezza dell’intuizione di London sta nel dotare Darrel Standing, questo il nome del protagonista, di una qualità particolare.

Un qualunque essere umano, sottoposto alla camicia di forza per periodi lunghissimi morirebbe, ma non il nostro protagonista. Lui ha una via di fuga: la morte. No, non mi sto contraddicendo. Ora mi spiego meglio. Standing induce il suo corpo alla morte. La prima volta ci impiega parecchio tempo. Parte dal ditino più piccolo del piede e poi pian piano risale lungo il corpo. In questo modo le funzioni vitali quasi si azzerano. Quasi… In realtà lui non muore, è una finta morte che gli consente di trascorrere anche dieci giorni consecutivi dentro la camicia di forza senza accorgersene. In quei dieci giorni Darrel vive altrove, spesso si trova a vestire i panni di altra gente, in altre epoche, in un tempo lontano, molto lontano dal suo.

La prima esperienza di morte indotta lo porta a vagabondare proprio tra quelle stelle che London cita nel titolo. Un’altra volta si risveglia bambino, figlio di una famiglia di pionieri che nel 1857 lasciarono l’Arkansas diretti in California ma vennero attaccati dalle milizie formate da mormoni e indiani. Tante avventure fino a ritrovarsi naufrago, unico superstite, per sette anni in un’isola piccola formata di sole rocce.

Insomma, questo forse vi aiuterà a capire perché all’inizio ho parlato di più libri uniti assieme. London, attraverso Darrel Standing ci fa vivere le esperienze più strane e diverse tra loro, appagando quel desiderio che forse ognuno di noi ha provato da piccolo, di poter essere qualcun altro (una specie di Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello, con la differenze che il protagonista di Pirandello veniva percepito dagli altri in modi differenti, mentre il protagonista di London si materializza di volta in volta sotto spoglie diverse), di poter vivere in altre epoche e in altri luoghi.

“Memorie a perdere” di Luigi Milani

copertinaLuigi Milani
Memorie a perdere
Racconti di ordinarie allucinazioni
Edizioni Akkuaria
Collana: Narratori Contemporanei
Pg. 126
Prezzo Euro 12,00
ISBN 9788863280616

Dove intende portarci la prosa incalzante di Luigi Milani che, imponendoci un ruolo da voyeur, ci invita a spiare nelle vite dei suoi personaggi? Che cosa vuole farci scoprire sul conto di un’umanità trafelata e sofferente, che rincorre chissà cosa senza prendere le dovute precauzioni contro l’imprevisto, contro i tranelli che la vita dissemina ogni giorno sul nostro cammino?
Da quando ha gettato il primo vagito, e talvolta senza saperlo, ognuno di noi sta andando a un appuntamento. Nei tredici racconti di Luigi Milani appaiono personaggi, molto numerosi e delineati con tale cura da sembrare esseri viventi e non creature di carta, che si recano a un appuntamento, che incrociano un evento o un proprio simile, dal quale impareranno qualcosa di nuovo su se stessi.
Uno squarcio improvviso nelle abitudini di ogni giorno li getta in una dimensione che dà loro le vertigini, che suona inconsueta, a volte perfino minacciosa. E se è tragicamente estrema la situazione di Iussuf, sventurato iracheno finito nelle grinfie di militari americani che lo sottopongono a feroci torture (il racconto è Abu Ghraib), è invece tragicamente ordinaria la vita delle figure che dominano gli altri racconti. Flavia, eroina di Discrezionalità, ha una carriera di cui può esser soddisfatta e rifulge orgogliosa nell’imprevisto confronto con Renata, l’amica che prometteva di diventar chissà chi e si è invece arenata in uno stanco matrimonio, ma le basta rubare un oggetto in un negozio per ritrovarsi in una situazione da incubo.
Nel tenerissimo Figlia, a Claudia è sufficiente irrompere dentro la casa paterna in una sera piovosa per misurare la propria fragilità, e le sconfitte che le fanno desiderare di tornare bambina, ed è un colpo da maestro la conclusiva immagine del padre che appare, trepidante e protettivo, sotto la pioggia.
Nella definizione di questi lavori è un dettaglio non secondario, parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacità di Luigi Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agiscono come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria perché sagacemente illuminati dall’interno. E la prevalente tragicità del tono d’insieme si stempera all’occorrenza in un’ironia non priva di crudeltà, come nel racconto Rilassati!, in cui sfolgora un altro bel personaggio di donna. È l’inafferrabile Carla, da cui il protagonista si fa menare per il naso (e qualcosa ci dice che il gioco di Carla potrebbe funzionare con ciascuno di noi), mentre cova la speranza di invischiarla in una relazione che forse non ci sarà mai.
Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di vulnerabilità di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea, sottilmente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere questi tredici (e il numero non è causale) viaggi nell’assurdo, di questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i sommovimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare di qui a poco.

Esce in questi giorni “Memorie a perdere – Racconti di ordinarie allucinazioni” di Luigi Milani, una raccolta di racconti che spaziano dalla denuncia politica – è il caso di “Abu Ghraib”, ambientato nella famigerata prigione – al grottesco, come accade in “Real TV”, che mostra i possibili esiti di certa televisione. Ma il volume contiene anche storie di uomini e donne qualunque, alle prese con situazioni che, quasi senza che se rendano conto, sfuggono loro di mano, con esiti imprevedibili – non sempre piacevoli, quasi mai consolatori.

Luigi Milani è nato a Roma, dove vive e lavora. Giornalista freelance e traduttore, scrive di musica e tecnologia da oltre un decennio. Ha pubblicato racconti e poesie per vari editori, oltre a vincere nel 2008 un concorso poetico. Collabora con PeaceReporter, PeaceLink, Osservatorio sui Balcani, Thriller Magazine, Onda Rock, Jazzitalia e la e-zine letteraria Progetto Babele. È tra i fondatori dell’Associazione Culturale XII. Il suo blog è falsepercezioni.wordpress.com

Nefertiti. La vera storia di una regina femminista nell’Egitto dei faraoni

Dal 18 Giugno 2009 in libreria
Titolo: Nefertiti. La vera storia di una regina femminista nell’Egitto dei faraoni
Autore: Tesanovic Jasmina
Editore
: Nuovi Equilibri
Prezzo: € 13.00
Data di Pubblicazione: 2009
Collana: Fiabesca
ISBN: 8862220847
ISBN-13: 9788862220842
Pagine: 144

È in uscita in tutte le librerie Nefertiti, il nuovo libro di Jasmina Tesanovic. Si tratta di un romanzo storico “sui generis”, concepito e scritto con approccio e ottica moderni. La vita della protagonista, la regina egiziana Nefertiti, è infatti narrata in chiave femminista – esistenzialista.

Nefertiti, figura storica di grande fascino, è personaggio di cui in realtà si conosce ben poco. Circostanza, questa, che fatalmente ha rafforzato l’alone di mistero che lo circonda, e che ne fatto molto parlare, più però come figura mitica che come personaggio, e soprattutto donna, reale.

Nefertiti è in un certo senso una proto-femminista, poiché incarna il mito della bellezza femminile al potere, un mito che però subisce il destino di invisibilità che la storia ha quasi sempre riservato alle donne, sia famose che anonime: quello che l’autrice, Jasmina Tesanovic, definisce “l’immortale anonimato”. In tal senso, “Noi donne siamo tutte Nefertiti.

Ma il romanzo è anche una storia d’amore, una riflessione sulla dannazione del potere, sul fascino e l’oscurità dell’antico Egitto. L’autrice ha deciso di dare una voce credibile a questa donna di un’altra epoca, tentando di immaginare la sua vita dal vero, indagando anche nella sfera interiore della protagonista. In ciò consistono la modernità del personaggio di Nefertiti e la novità dell’opera di Jasmina Tesanovic. L’antico Egitto non è poi così remoto.

Raymond Carver, Principianti

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Su La Repubblica del 17 marzo c’era un’interessante recensione a cura di Alessandro Baricco del primo libro scritto da Raymond Carver – appena uscito in Italia col titolo di Principianti – ma che nessuno aveva mai letto nella versione pensata da Carver perché uscì pesantemente rimaneggiato dal suo editor. Ecco alcuni stralci della recensione:

carver_principiantiESCE in Italia, da Einaudi, nella traduzione di Riccardo Duranti, un libro che viene da lontano, che ha una storia affascinante, e che per 27 anni, inutilmente, l’ establishment letterario mondiale ha cercato di far dimenticare. Tutti sapevano che c’ era, ma pochi l’ avevano letto. Nessuno poteva pubblicarlo. A suo modo, un libro proibito. Si intitola Principianti (euro 19, pagg. VIII-294). A scriverlo è stato Raymond Carver, alla fine degli anni Settanta, quando non era ancora nessuno: diciassette racconti in parte già pubblicati su riviste, in parte inediti. Finì nelle mani di un editor di Knopf, un editor non qualunque, una specie di genio dell’ editing: si chiamava (si chiama tuttora) Gordon Lish. Il testo di Carver gli sembrò eccezionale. Non si limitò a decidere di pubblicarlo: lo prese e ci lavorò duro. Ne uscì un libro molto diverso, con centinaia di correzioni e il 50 per cento di pagine in meno. In questa versione fu pubblicato, nel 1981, col titolo Di cosa parliamo quando parliamo d’ amore.

Quindi tutto ciò che abbiamo letto di Carver in realtà non era vero? No, no. Non traete conclusioni affrettate e continuate a leggere:

Carver continuò a scrivere, sottraendosi al controllo di Lish, ma anche mettendo a frutto, magari inconsapevolmente, quello che Lish gli aveva insegnato: c’è da chiedersi se avrebbe mai scritto i suoi libri successivi in quel modo, se non avesse letto se stesso corretto da Lish. […] Si constata che spesso le storie di Carver avevano un vero finale, e che l’ invenzione di storie sospese nel nulla che si spengono bruscamente e senza apoteosi finale è in gran parte figlia di Lish.

L’intera recensione di Baricco la trovate qui.

“NUGAE” n.19 – “H.P.Lovecraft e la letteratura dell’orrore”

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È uscito il nuovo numero di Nugae. Si tratta di un numero speciale interamente dedicato a Lovecraft e alla letteratura dell’orrore.

È un numero ricchissimo, e non lo dico solo perché c’è un mio piccolo contributo 😉 Non ci credete? Ecco di cosa si tratta:

SOMMARIO “NUGAE” n.19 – 2009 ANNO VI

– L’EDITORIALE

di Michele Nigro

– Giuseppe Lippi

intervista a cura di Alessandro Napolitano

– “The Poetry of H. P. Lovecraft: an Introduction”

di Phillip A. Ellis (traduzione a cura di Maria Anna Nidecki)

– “Elio Spagnolo – Sopra la prima Stanza del Libro di Dzyan”

di Franco Innella

– “Il canto del corvo”

di Dario Marcucci

– “I nomi barbari nelle opere di Lovecraft e Crowley”

di Franco Innella

– “Baudelaire et Poe – Le genie inconnu”

di Prisca Mamengui (traduzione a cura di Michele Peretti)

– riVISTE – “Gli studi lovecraftiani in Italia”

a cura della Redazione di Studi Lovecraftiani

– Danilo Arona

intervista a cura di Chiara Perseghin

– LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO

“Il Buffyverse e l’Angelverse, due universi horror in telefilm”

di Elena Romanello

– “Sasha”

di Alessandro Napoletano

– “Pantheon”

di Claudio Foti

– “Ascetic Pulp”

di Paolo Ferrante

– “Olio su tela”

di Giorgio Burello

– “Il villaggio del Dottor F.”

di Luigina Sgarro

– “Simbiosi”

di Dario Marcucci

– “Il villaggio sul mare”

di Massimo Nardelli

– “Sotto le stelle di Orione”

di Matteo Mancini

– “Exede aut exederis”

di Sabrina Antonella Abeni

– “Il pozzo”

di Sergio Di Girolamo

– “La foto del bambino che ride”

di Stefano Milighetti

– “La scogliera sull’oceano”

di Teresa Castellani

– “Antichi doveri”

di Danilo Concas

– CONTROEDICOLA

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