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La punteggiatura secondo l’Accademia della Crusca

“Io per me, sapendo che la chiarezza è il primo debito dello scrittore, non ho mai lodata l’avarizia de’ segni, e vedo che spesse volte una sola virgola ben messa, dà luce a tutt’un periodo. Oltre che il tedio e la stanchezza del povero lettore che si sfiata a ogni pagina, quando anche non penasse a capire, nuoce ai più begli effetti di qualunque scrittura”. Questo è quanto scriveva Giacomo Leopardi nel 1820 a Pietro Giordani, ed è anche la degna conclusione di un ricco intervento dell’Accademia della Crusca in risposta alle ricorrenti domande sulla punteggiatura e il suo utilizzo.

Se volete conoscere il parere degli esperti andate qui.

L’INCUBO DELLA PAGINA BIANCA

pagina

Chi fra voi si è avventurato lungo la strada della scrittura ha sicuramente provato almeno una volta quella spiacevole sensazione della pagina bianca. Sì, sì, lo so che ormai a mano non scrive più nessuno, ma un qualsiasi programma di scrittura riproduce comunque una pagina. Se non ci scrivete sopra qualcosa, rimane bianca.
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Ma è ancora di moda la punteggiatura?

punteggiatura

Ipse dixit
“Abolire anche la punteggiatura. Essendo soppressi gli aggettivi, gli avverbi e le congiunzioni, la punteggiatura è naturalmente annullata”. Filippo Tommaso Marinetti (Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1912)

Ho trovato una interessantissima intervista – sul tema della punteggiatura – a Luca Serianni, ordinario di Storia della lingua italiana all’università di Roma «La Sapienza».

“I programmi scolastici trascurano tradizionalmente le questioni relative alla punteggiatura, che spesso sono state subordinate ad altre esigenze. Non si può tuttavia prescindere dall’acquisizione della competenza tecnica della punteggiatura, perché la punteggiatura scandisce la gerarchia della sintassi del testo scritto.”

Se anche voi come me, volete finalmente cercare di fare chiarezza sul dilemma “punto, due punti, punto e virgola”, andate a leggere cosa ne pensa il prof. Serianni.

“Punto, due punti, punto e virgola!”: Laboratorio di scrittura n. 2

Totò

 

Oggi, come ogni mercoledì, ho partecipato al laboratorio di scirttura, di cui avevo già parlato in un mio post precedente. Temo del giorno: i segni di interpunzione. Evito di elencarvi quali sono per non cadere nella macchietta dei grandi Totò e Peppino del celebre film.

Prima rivelazione del professore: “A scuola vi hanno insegnato che i segni di interpunzione servono a stabilire delle pause, più o meno lunghe a seconda del segno usato. Sbagliato.”
Sguardi dubbiosi lanciati in direzione della cattedra nell’attesa di scoprire quale verità si celi dietro la punteggiatura in un testo. Dopo una pausa da politico navigato, il professore continua: “Non servono a segnare una pausa, anzi, servono a legare i vari segmenti di una frase, di un discorso. Praticamente riempiono quegli spazi che, parlando normalmente, ognuno di noi lascia. Meglio ancora, servono a dare un senso e un’intonazione a ciò che scriviamo. Senza segni di interpunzione la frase suonerebbe piatta e incomprensibile.”

E voi, che rapporto avete con la punteggiatura? Conflittuale, come la maggior parte di chi si diletta a scrivere?

Laboratori di scrittura: diventerò Scrittore?

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In questo periodo sto frequentando un “laboratorio di scrittura” presso l’Università La Sapienza di Roma. Esperienza interessante, soprattutto per chi, come me, aspira ad essere una imbrattacarte. Il corso è tenuto da un docente di storia della lingua italiana, il Prof. Giuseppe Patota, che sin dal primo incontro ci ha detto: “Considerate questo corso come una sorta di laboratorio artigianale dal quale sicuramente non uscirete come il nuovo Alessandro Manzoni. Il mio compito non è questo.”
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Mario Vargas Llosa: vi insegno a scrivere.

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Sul sito della casa editrice Einaudi potete trovare le lezioni di scrittura tanute dal noto scrittore Mario Vargas Llosa presso la Scuola Holden di Torino.