Tag Archive | D La repubblica delle donne

Dinastie letterarie.

Sull’inserto di RepubblicaD La repubblica delle donne” di questa settimana, ho trovato un avvincente e illuminante articolo di Laura Piccinini.
Il titolo del mio post richiama in parte il titolo dell’articolo del quale vi riporto l’inizio. I due protagonisti del brano sono ritratti anche nella foto qui sopra:

«Fanno vendere gli uni agli altri più copie gli scrittori-parenti che si amano, o quelli che si odiano e insultano reciprocamente a mezzo stampa e magari proprio con un libro-verità? E volendo parlare di genitori e figli, si notano di più quelli che mantengono il cognome celebre anche se della madre, o quelli che si mascherano dietro uno pseudonimo per dimostrare al mondo che il nepotismo gli fa schifo (ma figurarsi poi se non salta fuori la genealogia illustre, di questi tempi, quando una biografia su Wikipedia non si nega a nessuno)? In incognito “Sapete chi sono? Spero di no”, ha titolato loffio il britannico Telegraph: seguito dalla recensione del libro debutto di un certo Nick Harkaway, nom de plume per cui alla fine ha optato il figlio di John Le Carré non potendo usare il cognome del padre bestsellerista già sostitutivo dell’originario Cornwell, scartato a sua volta per non essere scambiato per il figlio della scrittrice criminalista Patricia Cornwell che non c’entra niente con nessuno dei due (e semmai è una discendente dell’autrice de La capanna dello zio Tom). Harkaway a sentirlo pronunciare sembra un metodo per schiarirsi la gola, ma se piace a lui e al suo rampantissimo agente… Nick dice di averlo trovato in un fumetto per ragazzi di inizio ‘900 che guarda caso si intitolava Boy’s Own, il ragazzo che voleva fare da sé. Giura anche di aver inviato il suo manoscritto “in incognito”, e di aver “ricevuto la proposta di contratto senza che saltasse fuori la discendenza famosa, svelata in un secondo momento”.»

Il seguito lo trovate qui.

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Hanif Kureishi: “Non ho mai provato il desiderio di essere buono”

«Non ho mai provato il desiderio di essere buono. La bontà non mi attrae particolarmente. Mi piace la passione. Gli artisti dovrebbero essere terroristi, non massaggiatori».
Con questa affermazione si apre un’interessante intervista ad Hanif Kureishi apparsa questa settimana sull’inserto “D La Repubblica delle Donne” di Repubblica.
Kureishi non vede la scrittura come una sorta di terapia. Sentite cosa racconta:
«Stavo leggendo di Malcolm Lowry, uno scrittore che ammiro moltissimo, e William Styron. Erano dei tipaccci – uriachi, terribili, depressi -. Dicevo a Rushdie “Uno crede che scrivere sia terapeutico, poi vede questi due – con tutta la terapia che hanno fatto, e guarda come sono messi. Che casino”. Abbiamo riso».
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