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Nuova intervista a Giuseppe Iannozzi

iannozzilibroVi segnalo una nuova intervista a Giuseppe Iannozzi, questa volta, nel ruolo di intervistatrice, c’è Mara Venuto, della quale questo Blog si è già occupato ospitando un’intervista a lei in occasione dell’uscita del suo libro “Leggimi nei pensieri“.

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L’intervista a Giuseppe Iannozzi è stata divisa in due parti. Se volete leggere la prima parte la trovate sul “Blorum di Mara Venuto”

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MenteCritica della settimana. Chi è?

È per me un grande piacere segnalare a tutti voi che la “MenteCritica” questa settimana è Laura Costantini, amica di questo blog, da me già intervistata qualche tempo fa, assieme a Loredana Falcone, nelle vesti di blogger del loro seguitissimo Laura&Lory. Se volete saperne di più, andate a questo indirizzo.

Premio Strega: finalmente la vittoria a un giovane.

Ebbene sì, dopo tutte le polemiche che l’anno scorso avevano accompagnato la conclusione del Premio Strega, quest’anno, sotto una nuova direzione, si è respirata aria di rinnovamento.

La vittoria della sessantaduesima edizione del Premio Strega è andata a Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori).

Se volete saperne di più sull’autore e il suo libro vi consiglio questa intervista di Luigi Ripamonti, apparsa sul Corriere della Sera.

Intervista a Marco Candida

Nuovo appuntamento che le interviste di DPB. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Marco Candida.

Ciao Marco, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”; a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Ho cominciato a dodici anni con una Lettera 22. In classe a noi alunni facevano scrivere fiabe e racconti e spesso le fiabe e i racconti che scrivevo io venivano letti e apprezzati. Questo mi ha spinto a incominciare. Da allora ho scritto molto. Non ho mai scritto tanto per scrivere, però. Ho sempre cercato di scrivere storie: romanzi o racconti.

Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Tu quale metodo usi?

Non ho un metodo. Ho una quantità. Se non scrivo almeno quattro o cinque pagine al giorno – e queste pagine devono essere ben rifinite – allora giudico la mia giornata poco produttiva.

Che cosa significa per te scrivere?

C’è un lato prettamente personale e un lato titanico. Il lato personale è: scrivere certifica la mia esistenza. Scrivere mi dà la possibilità di illudermi che quello che faccio, anche quando non sembra possedere un senso immediato, può essere utile alle mie storie, ai miei pensieri, alla mia scrittura. Il lato titanico è: scrivere può rendermi utile agli altri.
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Intervista a Mara Venuto

A cura di Giuseppe Iannozzi

Mara Venuto – foto per gentile concessione – [ c ] tutti i diritti riservati

1. Di te si sa poco o niente: chi è Mara Venuto, forse solo l’autrice di “Leggimi nei pensieri” edito da Cicorivolta edizioni? Racconta qualche cosa di te.

La premessa è che non amo molto parlare di me. Infatti, nella vita, essenzialmente ascolto. Ho fatto studi sociali e mi occupo di counseling: la mia è stata una scelta naturale, compiuta, tuttavia, dopo un percorso di auto-esplorazione durato qualche anno. Ho sempre amato ascoltare, le persone mi interessano profondamente, mi nutro di storie. Solo di recente mi sono avvicinata anche al mondo dell’informazione, a seguito della mia partecipazione, via webcam, al format di Maurizio Costanzo “Stella”, in onda sul satellite e in streaming: un’esperienza voluta, che mi ha messa alla prova sotto molteplici aspetti, facendomi crescere molto. Nella vita privata sono una persona serena, vivo un amore molto forte da alcuni anni, ho una sorella gemella artista e una famiglia presente.

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Intervista a Danilo Arona

Secondo appuntamento con le interviste di D.P.B.. Oggi ha accettato di rispondere alle mie domande Danilo Arona, reduce dai successi del suo ultimo romanzo “Santanta” e dalla recente uscita, il 2 giugno, del Segretissimo MondadoriLa croce sulle labbra“.

Ciao Danilo, grazie di avere accettato il mio invito. Domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”: a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Al 1973. Collaboravo, battendo a macchina su una Olivetti Lettera 22, a una Fanzine che si stampava a Preganziol in provincia di Treviso, diretta da un amico indomito di nome Piero Giorgi. Il giornale si chiamava “Kronos” ed era un trimestrale di Fantascienza, che per l’epoca si presentava ricco e assai ben curato (per quel che ricordo, non ci ho mai trovato un refuso…). Io là sopra ci scrivevo di cinema, ma a Giorgi mi proposi anche come scrittore di short story, già allora prettamente horror: “Il pozzo”, “Quando sussurrano le ombre”, “Il giorno dei cristalli”, “Le macchie sul muro“… Non stupirtene, ma è tutta roba che non escludo di andare a riprendere e riscrivere. Perché in quei racconti (ma “Le macchie sul muro” è un vero e proprio romanzo pubblicato a puntate che parlava di un blob lovecraftiano che invadeva la Gran Bretagna…) ci sono ancora oggi spunti e idee fenomenali, non tanto perché di mia pertinenza, ma perché scaturivano dall’entusiasmo di un ventitreenne senza freni né malizie. Quando si dice “peccati di gioventù”, quasi sempre non si è del tutto sinceri… In quei “peccati” spesso, se cerchi bene, ci trovi il meglio di una persona. O di uno scrittore.
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Intervista a Fabio Geda

Inauguro oggi l’angolo delle interviste a scrittori e poeti italiani. Il primo ad avere accettato il mio invito è Fabio Geda, autore di “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani“.

Ciao Fabio, grazie di avere accettato il mio invito. Dato che il Blog si chiama “Dalle prime battute” ci dici a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Vediamo. Se intendi quando ho cominciato a scrivere ricordo di aver scritto la prima volta qualcosa di compiuto intorno ai quattordici anni: un raccontino per il giornale della scuola – se non sbaglio parlava di un bambino che ha un ospite inatteso e sgradito nascosto nel suo armadio, credo fosse il mio “periodo Stephen King” quello. Se, invece, stai pensando alla pubblicazione, be’, il mio primo romanzo “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” è stato pubblicato ad aprile del 2007, edito dalla Instar, una splendida casa editrice torinese. Prima non avevo mai pubblicato nulla, nemmeno racconti su qualche rivista letteraria, o on-line.

Sei laureato in scienze della comunicazione indirizzo marketing e lavori come educatore per i servizi sociali del Comune di Torino. Come riesci a dividerti tra lavoro e scrittura?

Anche qui, due possibili risposte. Dal punto di vista del tempo la questione è semplice: come educatore lavoro soprattutto il pomeriggio, e la sera. Alla scrittura, quindi, dedico il mattino. Ma l’atto in sé e per sé dello scrivere, del battere le dita sui tasti, è solo la punta dell’iceberg. L’enorme massa di ghiaccio sommerso è fatta di riflessioni, contaminazioni, osservazione del mondo, chiacchiere con la gente, e tutto questo non si divide dal mio lavoro, anzi, si integra perfettamente.

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