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Premio Strega: finalmente la vittoria a un giovane.

Ebbene sì, dopo tutte le polemiche che l’anno scorso avevano accompagnato la conclusione del Premio Strega, quest’anno, sotto una nuova direzione, si è respirata aria di rinnovamento.

La vittoria della sessantaduesima edizione del Premio Strega è andata a Paolo Giordano con “La solitudine dei numeri primi” (Mondadori).

Se volete saperne di più sull’autore e il suo libro vi consiglio questa intervista di Luigi Ripamonti, apparsa sul Corriere della Sera.

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Intervista a Fabio Geda

Inauguro oggi l’angolo delle interviste a scrittori e poeti italiani. Il primo ad avere accettato il mio invito è Fabio Geda, autore di “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani“.

Ciao Fabio, grazie di avere accettato il mio invito. Dato che il Blog si chiama “Dalle prime battute” ci dici a quando risalgono le tue prime battute nel mondo letterario?

Vediamo. Se intendi quando ho cominciato a scrivere ricordo di aver scritto la prima volta qualcosa di compiuto intorno ai quattordici anni: un raccontino per il giornale della scuola – se non sbaglio parlava di un bambino che ha un ospite inatteso e sgradito nascosto nel suo armadio, credo fosse il mio “periodo Stephen King” quello. Se, invece, stai pensando alla pubblicazione, be’, il mio primo romanzo “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” è stato pubblicato ad aprile del 2007, edito dalla Instar, una splendida casa editrice torinese. Prima non avevo mai pubblicato nulla, nemmeno racconti su qualche rivista letteraria, o on-line.

Sei laureato in scienze della comunicazione indirizzo marketing e lavori come educatore per i servizi sociali del Comune di Torino. Come riesci a dividerti tra lavoro e scrittura?

Anche qui, due possibili risposte. Dal punto di vista del tempo la questione è semplice: come educatore lavoro soprattutto il pomeriggio, e la sera. Alla scrittura, quindi, dedico il mattino. Ma l’atto in sé e per sé dello scrivere, del battere le dita sui tasti, è solo la punta dell’iceberg. L’enorme massa di ghiaccio sommerso è fatta di riflessioni, contaminazioni, osservazione del mondo, chiacchiere con la gente, e tutto questo non si divide dal mio lavoro, anzi, si integra perfettamente.

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